
Abbiamo visto come nacque e finì Carosello (C’era una volta… Carosello (1) - Spettacolo o pubblicità?).
Ma quali furono i motivi del suo enorme successo?
La formula e il contenuto. Anzitutto il contenuto: non brevi video molto veloci ma al contrario veri e propri sketch, storie con una trama definita, spesso animate in cartoon.
All’inizio non fu un successo, sebbene non mancassero i grandi nomi come testimonial , da Mike Bongiorno a Mario Carotenuto. La forzatura del codino pubblicitario spinse i creativi a inventarsi copioni per la scenetta davvero accattivanti, da raccordare poi a qui pochi secondi di messaggio pubblicitario. Lo spettacolo, insomma, prevaleva sullo spot vero e proprio, ma ne garantiva il forte ancoraggio.
Alla fine Carosello inventò un formato unico al mondo: un comunicato che nasceva su ogni genere di spettacolo (sketch comico, teatro, cinema, fumetto…), all’interno di una tv – la Rai – di per sé concepita come un “teatro casalingo”: l’attesa del pubblico era per questa sorta di piccolo teatrino serale portato in salotto e pagato dagli sponsor. Non poco, considerato che non c’era molto di più in tv e che era di facile accesso per chiunque.
Il linguaggio. Carosello ha mutato i consumi, i costumi e ha contribuito alla unificazione linguistica del Paese. Lo schema per le aziende inserzioniste era netto: 1’40” di sketch e 30” di spot. Quindi non un “commercial” lungo. Quindi fuori dagli schemi imposti dai mercato leader. Ma in Italia vigeva una cultura, trasversale alle diverse classi sociali, fondamentalmente anti-industriale, legata alla celebrazione del risparmio e gelosa della intimità familiare, sospettosa dei modelli americani che proponevano donne emancipate, pasti frugali e mettevano il lavoro davanti alla famiglia e al focolare domestico. I dirigenti Rai temevano l’intrusione della pubblicità nelle vite degli italiani e scelsero un formato e quindi un linguaggio di compromesso: spettacolo con codino pubblicitario. Ma…
“Il moralismo pauperista della Rai, l’ipocrisia di mascherare la pubblicità da divertimento e spettacolo, ebbero un effetto imprevisto e contrario a ciò che si era voluto e Carosello divenne il detonatore del miracolo economico che stava per cominciare, diede il via alla esplosione dei consumi e al cambiamento delle abitudini di vita”. (Carosello. Non è vero che tutto fa brodo 1957-1977)
Ogni dio ha una religione ed ogni religione un rito. Il consumismo è la vera religione dell’era moderna, post bellica (e ci riferiamo alla seconda guerra mondiale), il suo rito è la pubblicità. O meglio era la pubblicità, quella quasi filmica che stava dentro a Carosello.
Carosello. Non si può nemmeno immaginare oggi un formato così particolare in tv per passare gli spot pubblicitari, di norma inseriti nel corso delle trasmissioni, tra i titoli o le chiusure dei telegiornali, del meteo… organizzati su durate standard brevi. Ma nemmeno allora (tra gli anni ’50 e ’70) Carosello era uno standard, i pubblicitari stranieri infatti erano avvezzi a spot di 30”. Fu anche per questo che Carosello ebbe successo tanto da divenire trasmissione di culto, attesa in famiglia, soprattutto dai bambini, che avevano un vero e proprio spettacolo tutte le sere: “Tutti a letto dopo carosello!”, in quale famiglia non si chiudeva con questa frase la giornata dei bambini.
Carosello nacque, in ritardo di due giorni rispetto al previsto, il 3 febbraio 1957, alle 20,50. Nel primo anno vengono trasmessi 1.312 spot, o comunicati come si diceva allora, in onda tutti i giorni tranne il Venerdì santo ed il 2 novembre (circa una trentina di episodi alla settimana). Ogni sera sono trasmessi quattro episodi da 2’15” ciascuno, con un massimo di 35” di pubblicità (il codino), tempi che andranno accorciandosi nel tempo.